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Storia del Mulino

Il fiume Elsa con i suoi 63 km di percorso ha costituito nei secoli passati un territorio dove si sono incontrate e scontrate forze politiche ed economiche come la Repubblica di Pisa, di Siena e di Firenze. Studi storici attestano che il fiume ha ospitato fin dal medioevo numerosi impianti molitori lungo il suo corso di cui oggi restano numerose testimonianze.

 

I documenti ci attestano, che almeno in due occasioni, nel 1313 all’arrivo delle truppe imperiali di Arrigo VII e nel 1529 durante la guerra per il ristabilimento della signoria dei Medici, i mulini Valdelsani furono oggetto di distruzione parziale a causa delle contingenze belliche, con l’obbiettivo di rendere inutilizzabili al nemico queste importanti fonti di approvvigionamento alimentare.

 

Le prime notizie conosciute sul mulino di Certaldo, risalgono al XVI secolo. Intorno al 1570 il mulino entra a far parte della fattoria "il Pino” ceduta dal granduca Francesco I dei Medici all’ordine nobiliare dei Cavalieri di Santo Stefano di Pisa.

 

La fattoria, estesa per circa settanta ettari faceva parte dei beni della famiglia fiorentina dei Cavalcanti, confiscati dal padre di Francesco, Cosimo I dei Medici, dopo l’ascesa al potere nel 1537. La fattoria era dotata di tre frantoi e di due mulini, uno detto di Certaldo situato nel fiume Elsa dotato di cinque palmenti, e l’altro a due palmenti situato nel territorio di Santa Maria Novella.

 

Il palmento è la macina mediante la quale si macinano i chicchi di grano e le fonti storiche sono molto precise nel descrivere i palmenti dei mulini perché è in base a questi che veniva fissata un’apposita tassa.

 

I mulini costituivano per lo stato una cospicua fonte di entrata, per cui massima attenzione veniva dedicata soprattutto alla manutenzione di quelle parti soggette ad usura: in primo luogo l’impianto che forniva l’acqua al palmento, vale a dire la gora, la steccaia, le condutture e il ritrecine.

 

Sul finire del secolo XIX il mulino subì sostanziali modifiche, di cui resta una cospicua mole di documenti nell’archivio di Certaldo, modifiche non solamente estetiche – grazie alle quali assume quella fisionomia che oggi conosciamo soprattutto nella parte inferiore – ma anche funzionali. Nel XX secolo, oltre che mulino diventò anche un opificio che produceva energia elettrica e così resta fino agli anni '50.

 

Vedi la nostra pagina sulla produzione di energia idroelettrica per maggiori dettagli.